Kid waiting for school
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L’Africa e il Portale della Vergogna

Ogni tribù ha una cicatrice sul viso.

Una croce, una linea verticale, una saetta, un taglio dritto fino al mento. Un marchio, si incide sui bambini, in modo che possano ricordare a quale tribu appartengono ogni volta che si guardano allo specchio.

Solo in questo modo potranno sempre sapere da dove vengono e di che tribù sono le persone che incontrano. Non puoi nasconderti.

In fondo, i confini del Ghana, cosi como quelli di tutta l’Africa, sono stati imposti con un righello da paesi Europei, senza tener conto delle tradizioni, dei conflitti o ancora peggio delle tribu e del loro territorio.

Quel che salta all’occhio è la contraddizione di questo piccolo elemento. Poichè queste cicatrici presenti su ogni volto, sono, quasi sempre accompagnate da completi alla moda, macchine di ultima generazione, iphone e tanti, troppi selfie.

Degne di un sequel di “mad max”, le città combinano le più antiche tradizioni alle più nuove tecnologie.

-“Ma come?”- Esulterebbe qualsiasi spettatore di fronte a questa curiosa scena

-“Allora l’Africa non è capanne di fango e collane di legno? Non troverò il passato tribale che mi aspettavo? Questo viaggio non corrisponde a un viaggio nel tempo? In cui più mi addentro nel paese più ritorno nel passato?” –

Eh no, questa volta no, caro il mio viaggiatore

Colui che parte con queste aspettative resterà deluso. Addentrarsi in questi paesi significa molto più che tornare indietro nel tempo.

Significa viaggiare in una realtà parallela.

Significa scoprire tutte le possibilità di sviluppo che ha avuto il mondo e di come una piccola, piccolissima modifica, possa sconvolgere completamente un intero universo.

Immagina di vivere una vita dura, per la quale non sembra esserci un futuro possibile. All’improvviso arrivano delle persone completamente diverse da te, che brillano come fari sotto al sole. Arrivano pronte ad assicurarti che l’unica possibilità di salvezza è adorare una divinità che loro chiamano “Dio”. Si  creerà, di conseguenza, una società basata sulla religione, dove in ogni autobus non c’è il controllore, ma bensì un predicatore e dove ogni risparmio si dona alla chiesa, nella speranza di un futuro nei cieli.

Sarà facile per te, viaggiatore, confondere questa adorazione con ignoranza e esagerazione.

Immagina, di non avere niente da mettere sotto i denti e di dover cacciare il cibo da solo, cosi come il tuo vicino e il tuo villaggio. Passati i decenni, resterenno solo i topi. Dovrai mangiare anche quelli, e dopo qualche anno nell’immensa natura non ci sarà un solo animale selvaggio.

Ti aspettavi gli animali dei film? Giraffe, Leoni e Zebre? Quelle, mio caro viaggiatore, le troverai solo negli zoo, dove potrai fare i tuoi safari, insieme ovviamente a un sacco di europei.

Oppure, immagina un popolo che è stato picchiato, torturato e schiavizzato per centinaia di anni, ucciso immediatamente se non abbastanza forte. É davvero cosi strano che lo stesso popolo, oggi,  picchi i loro figli con bastoni per renderli più forti e obbedienti?

Davvero puoi guardare i maestri nelle scuole con i loro bastoni e pensare “Come sono rimasti indietro?”

Questo è un esercizio che faccio sempre,  in ogni luogo, ma mai sono rimasta cosi colpita come in Ghana. La decisione dei nostri antenati di rivendicare i diritti su  queste terre e su queste ricchezze, ha creato una condizione che non riusciamo nemmeno a immaginare, anche perché nessuno ce la mostra. Ed è irreversibile.

Si è aperta davanti ai nostri occhi una dimensione parallela, dove chi non ha da mangiare produce la più alta tecnologia, mentre vive nel fango. In compenso, però, avrà un cellulare di ultima generazione e potra farsi centinaia di selfie. Una dimensione dove l’acqua potabile e l’elettricità non arrivano nella maggior parte dei villaggi, ma non puoi trovarne uno senza una connessione 3G.

Dove l’educazione è un lusso e si crede che la disabilità sia contagiosa, però tutti sanno come riparare un macbook di ultima generazione o quali componenti elettronici siano i più cari.

Siamo riusciti ad aprire questa dimensione centinaia di anni fa e cerchiamo di nasconderlo affermando che si tratta solo di un blocco temporale, di una porzione di terra “rimasta nel passato”.

Ma in realtà nessuno è rimasto indietro. Dobbiamo svegliarci dall’illusione che tra cento anni questi paesi saranno sviluppati come tutti gli altri e ci raggiungeranno.

Anzi, il futuro li è arrivato in anticipo ed il portale, quel gigantesco portale, non possiamo più chiuderlo.

Spero solo, mio caro viaggiatore, che riuscirai a capire quale peso le nostre azioni abbiano avuto e continuano ad avere sul mondo.

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