Ghana Outdoor Travel

Curare l’anima tra le strade dell’Africa Ghanese

Il vento ha smesso di soffiare, il caravan si è fermato.

Noi iniziamo nuovamente a grondare sudore. L’entusiasmo delle prime ore si è presto trasformato in fatica. Come sempre, ahimè, abbiamo portato troppo materiale, troppa attrezzatura. Il corpo sotto la temperatura fa fatica a partire, sembra lento, intorpidito. Tutto ciò che beviamo nel giro di mezz’ora è già fuori dal nostro organismo, evaporato, dissolto.

La fatica, comunque, non ci ha fermati, almeno finora. Quello che ci manca in forza lo equilibriamo in resistenza. Sapevamo che la lotta più grande sarebbe stata con noi stessi, con la nostra vulnerabilità, con l’essere cosi assuefatti dal comfort.

Il mezzo riparte. In questo vecchio furgone siamo stipati in venti, tutti uniti, tutti unti, qui non esiste né privacy né comfort, qui esiste solo il vento che entra dal finestrino. Più andiamo avanti, più il percorso diventa difficile, la cura delle infrastrutture diventa più scarsa. Fuori dalla capitale, non esiste l’aiuto dello stato. Le strade sono voragini senza fine, ma né per noi né per l’autista questo sembra essere un problema.

I passeggeri iniziano a scendere. Scendono nel nulla, nel buio della foresta, ci salutiamo sapendo che non ci vedremo mai più. Quel buio sarà il nostro saluto. Noi rimaniamo incollati sulla strada buia, in mezzo al nulla. Il caravan con un solo faro percorre strade nell’abisso più assoluto. In quelle strade non illuminate, ci appaiono come lampi gli abitanti rurali che camminano,  cesto in testa. Lampi di un solo secondo, lampi velocissimi, vertiginosi, in quella stessa strada che il nostro autista pilota a velocità sconsiderevoli. Più di una volta sia io che Viola siamo sicuri di aver investito qualcuno… e invece no, tutto fila liscio. Lui, che forse non avrà neanche la patente, si dimostra un ottimo pilota. Forse, sarebbe meglio dire, un sopravvissuto di questa foresta.

Mi accorgo, mentre i chilometri scorrono via, di quanto siano leggeri i pensieri che affollano la mia coscienza e come, tranquilla viva la mia anima in questa foresta. E come se quest’Africa fosse morfina naturale contro ogni dolore che la mia anima prova. La leggerezza che mi regala, è solo paragonabile a questo buio profondo e infinito.

La notte nella foresta è diversa da quello che ci aspettavamo, è silenziosa, è buia, è tranquilla. Prima di scendere, ci hanno messi in allerta. A quanto pare, qui, le anaconde sono pericolose e non hanno paura dell’uomo. Un pò intimoriti, iniziamo il nostro cammino. Il vento si è fermato, tutto si è fermato, sembra si sia imposto di bloccare ogni ventola terrestre. Noi, in pochi secondi, siamo di nuovo fradici, complice la fitta vegetazione della foresta.

La notte è nera, la foresta è nera, quest’Africa è nera e noi, grazie alla nostra pelle, siamo come lune che camminano nell’oscurità. 

In lontananza, si vede un fuoco. La comunità è vicina, si sentono i tamburi o forse è solo il cuore di Viola che esulta.

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